L’Ue interroga Roma sui conti, mentre cresce la fronda anti Berlino-Parigi
Anche oggi non si ferma lo spread tra Btp Bund, arrivato a quota 570. A Piazza Affari la Borsa è in negativo, perde il 4 per cento. Nel questionario inviato al governo italiano, e che sarà alla base del lavoro della missione Ue nel nostro paese, la Commissione afferma che “nell’attuale contesto economico la strategia programmata non assicura il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013”.
11 AGO 20

Anche oggi non si ferma lo spread tra Btp Bund arrivato a quota 570. A Piazza Affari la Borsa è in negativo, perde il 4 per cento.
Nel questionario inviato al governo italiano, e che sarà alla base del lavoro della missione Ue nel nostro paese, la Commissione afferma che “nell’attuale contesto economico la strategia programmata non assicura il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013”.
Per questo Bruxelles chiede se misure rigoriste aggiuntive siano state già previste. Il commissario agli Affari economici, Olli Rehn, ha comunque smentito di avere consigliato una nuova manovra correttiva a Roma: “Si tratta solo di un documento di lavoro, non rappresenta la posizione ufficiale della Commissione”. Già giovedì però, quando saranno pubblicate le nuove stime macroeconomiche, potrebbe arrivare una decisione definitiva.
Già da oggi la task force europea sarà a Roma per un lavoro “che non verrà rallentato nel caso di crisi della maggioranza”. A guidarla, il belga Servaas Deroose, vicedirettore generale per gli affari economici della Commissione, affiancato da tecnici della Banca centrale europea. I primi contatti saranno con il Tesoro, ma anche con il ministero del Welfare per verificare ciò che si intende fare sui contratti di lavoro, uno dei punti della lettera della Bce e dell’agenda del Cav.
Gli inviati di Bruxelles e Francoforte si incroceranno a metà novembre con quelli del Fondo monetario internazionale. Ieri alla riunione dell’Ecofin – i ministri economici di tutti i paesi Ue si sono riuniti dopo che lunedì era toccato ai responsabili della sola area euro – non ha partecipato Giulio Tremonti, rientrato a Roma per votare sul rendiconto dello stato. E’ in quell’organismo allargato che da tempo affiorano i malumori maggiori verso il direttorio franco-tedesco (all’ultimo Consiglio europeo di Bruxelles il premier inglese David Cameron ha discusso violentemente con Nicolas Sarkozy), ma è principalmente nell’Eurogruppo che ormai crescono le insofferenze per Merkozy, che assieme ai rispettivi ministri economici, alla Bce, alla direttrice del Fmi Christine Lagarde e al presidente della Commissione Ue José Barroso, “decidono su tutto e per tutti – diceva ieri una fonte diplomatica al Financial Times – in un precario equilibrio tra efficienza e legittimazione”.
Questo super organismo è stato soprannominato “Gruppo di Francoforte”, o “F-team”: si è materializzato infatti lo scorso 19 ottobre all’Opera house della capitale finanziaria tedesca per il party di addio di Jean-Claude Trichet, ex presidente della Bce. Come riferiscono gli insider, la festa si trasformò in un summit operativo “con la decisione di mettere sotto pressione Italia e Grecia”. Il paradosso è che tra i critici dell’F-team, più che esponenti italiani e greci, ci sono quelli di governi virtuosi come Olanda e Finlandia. Dove, racconta il Financial Times, “ci si comincia a chiedere se un circolo esclusivo di persone possa prendere decisioni per tutti i 17 paesi della moneta comune”. Anche perché, aggiungono i maligni, “tra quelli che a Bruxelles hanno deciso di accelerare in decisionismo ci sono proprio coloro che nei precedenti 18 mesi hanno fallito nella capacità di leadership”.
Alcuni sollevano un problema di legittimità democratica, altri difendono interessi più concreti: la Francia per esempio ha ancora la tripla A, ma conti e spread molto peggiori rispetto a olandesi e finlandesi. Eppure Parigi (dove si vota per le presidenziali nel 2012) ha appena annunciato una manovra giudicata in molte capitali assai annacquata: per esempio con il pareggio di bilancio fissato solo nel 2016 e l’aumento a 62 anni dell’età pensionabile nel 2017. Altro terreno di scontro è la Tobin tax. Nell’Ecofin la tassa sulle transazioni finanziarie, fortemente sponsorizzata da Germania e Francia, ha visto dichiararsi decisamente contrarie Inghilterra, Irlanda e Italia (rappresentata da Vittorio Grilli). Tra i favorevoli la Finlandia, tra gli ostili l’Olanda. “Non possiamo continuare a perdere tempo su una faccenda sulla quale non avremo mai l’unanimità”, ha seccamente commentato David Osborne, cancelliere dello Scacchiere del governo inglese.